Lo SkyWork e’ probabilmente uno strumento antico quanto il “mondo”: metodo di pura divinazione e divinizzazione delle societa’ selvagge, senza scrittura. Rappresentazioni teatrali, dimensione narrativa con l’ausilio del canto e della danza; probabilmente attivo interrogatore della memoria etnica come “cantare mitico” della memoria delle origini, del contatto con le divinita’, dell’incontro con la natura, con l’anima. Molte civilta’ preistoriche e antiche hanno usato lo stesso strumento in diverse forme, nei giorni nostri assimilabile allo psicodramma e nell’arte al teatro: come uno strumento di riconciliazione e ricerca, lo SkyWork ridona il fascino della vita danzante.
SkyWork, cosi’ come lo esercitiamo oggi, e’ la sintesi di tutto questo. Riportato alla luce e sviluppato da Maximilian J. Sandor, e’ la fusione dei paradigmi della programmazione neurolinguistica (Bandler), il riconoscimento e la riformulazione dei campi morfogenetici (Sheldrake/Beaumont/Hellinger) nello psicodramma, dalle costellazioni familiari e dalla teoria e la prassi delle dinamiche polari (Sandor/Dawson) e si sta rivelando uno strumento di importante contributo per l’umanita’ e per l’essere umano che puo’ dare l’opportunita’ alle proprie identita’ di sentirsi adatte, a proprio agio e ben inserite nel ruolo della propria storia.